google bomb squad Le curiosità del GooglebombingLe curiosità del Googlebombing

Cos’è il Googlebombing? Questa definizione era stata data esattamente tredici giorni fa nell’articolo Alla scoperta dell’algoritmo di Google.

Per chi se lo fosse perso, il Googlebombing è una famossisima tecnica utilizzata in principio da alcuni bloggers americani che, mediante una semplice quanto astuta tecnica associarono delle determinate keywords ad alcune pagine web bersaglio.

Coalizzatisi contro l’allora presidente degli USA, George W. Bush, sfruttarono l’algoritmo di Google associando le parole chiave “miserable failure”, tradotto miserabile fallito, alla pagina principale della biografica del Presidente.

Grazie a Wikipedia, sono riuscito a recuperare una screenshot del bombardamento subito dal povero Big G:

Google Bomb Miserable Failure Le curiosità del Googlebombing

Nell'immagine si nota chiaramente come il primo risultato sia proprio la biografia di Bush.

In seguito, questa pratica è stata emulata da altri bloggers italiani.

In tutto si contarono centinaia di casi di “Google bombe”, che non risparmiarono nessuno, da politici a fondazioni benefiche del calibro dell’Unicef.

I bloggers sfuttavano a loro vantaggio quella parte dell’algoritmo di Google che rendeva più popolare una pagina nelle sue SERP in conseguenza al numero di link in uscita verso una pagina X (quella presa di mira…) provenienti da certi siti che, più popolari erano e più “vantaggi” portavano al raggiungimento del loro obiettivo.

Come ha deciso di tutelarsi Google?

Google è sempre stato titubante riguardo alla modifica manuale delle SERP, nonostante questi fenomeni fossero etichettati come “innocenti scherzi” mentre di fatto i risultati delle ricerche erano stati corrotti, manipolati.

Venne, in seguito, introdotto dallo Staff di Google l’attributo rel=”nofollow” al tag <A>. Linkando un sito web esterno al proprio utilizzando l’attributo nofollow, i crawler di Google avrebbero elaborato in automatico il link in modo che non fossero conteggiati nel calcolo del PageRank (questo per evitare, appunto, l’utilizzo di pagine ben indicizzate per fini particolari).

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